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Archive for marzo, 2011

  • Fame nervosa e fame reale

    Date: 2011.03.15 | Category: Disturbi Psicologici | Response: 0

    L’esperienza ci insegna che una dieta dimagrante equilibrata dal punto di vista calorico e nutrizionale, da sola, non sempre ha il successo che ci si aspetta.

    Questo succede perché il sovrappeso non dipende esclusivamente da fattori fisiologici (calorie degli alimenti, metabolismo, disfunzioni dell’apparato digerente, ecc.), ma  può derivare in misura rilevante da aspetti psicologici che agiscono ostacolando il raggiungimento del proprio equilibrio psico-fisico.

    È importante perciò approfondire non solo gli aspetti fisiologici del peso forma e di una nutrizione equilibrata, ma anche gli aspetti  psicologici e simbolici del rapporto con il cibo allo scopo di modificare le proprie abitudini e comportamenti alimentari, fino a diventare autonomi nella gestione della propria alimentazione.

    Qual è il significato del cibo?

    Ovviamente l’alimentazione è innanzitutto un bisogno primario, se non ci nutriamo non viviamo. Ma è pur vero che esistono anche diverse valenze psicologiche legate all’alimentazione: il cibo ha un valore simbolico legato ad aspetti individuali, relazionali e culturali.

    Nessuno di noi mangia solo sostanze inerti ma anche simboli, tradizioni, abitudini, associate agli alimenti e fortemente radicati nelle relazioni sociali, ma soprattutto legati alla propria famiglia.

    Il rapporto  che ciascuno ha  con il cibo ha, infatti, origini nell’infanzia. Il cibo può essere semplicemente usato per nutrirsi e assunto quando si ha fame oppure avere un altro ruolo legato agli stati emotivi (il cibo come gratificazione, conforto, sostituto dell’affetto, arma di ricatto, di offesa).

    Penso che sia capitato a tutti di desiderare un particolare piatto che ci ricorda e ci fa rivivere determinati momenti piacevoli…. Questi cibi vengono chiamati “soul food”, cibi dell’anima.

    Ci sono poi i “comfort food” cioè tutti quei cibi che ci gratificano e ci consolano. Il tipo di comfort food scelto dipende dal tipo di emozione; per esempio, le persone annoiate si fiondano su un pacco di patatine mentre per calmare l’ansia i carboidrati (pasta, pane…) tendono a dare un senso di tranquillità e di benessere, perchè contribuiscono ad elevare il livello di serotonina nel sangue.

    Chi non ha mai sentito parlare di “fame nervosa”…  Capita fin troppo spesso di mangiare non perché si sia realmente affamati, ma perché una forte emozione ci spinge verso il frigorifero.

    Quello che otteniamo tuttavia è una gratificazione immediata ma purtroppo di breve durata, perché lo stato emotivo negativo non sparisce nel nulla e neanche il problema da risolvere.

    Questo senso di gratificazione deriva dal primo approccio che ognuno di noi ha avuto con il cibo: è legato al nostro contatto con la madre che ci allatta e che ci tiene in braccio (l’allattamento al  seno o col biberon non ha importanza in sé ma è il contatto che ci comunica l’equazione cibo/amore). Questa equazione si è rinforzata via via quando ci veniva data una caramella o un dolce per premiarci o consolarci.

    Ma l’abitudine di ricorrere al cibo per consolarsi nei momenti di stress può diventare potenzialmente problematica e sfociare in un rapporto distorto col cibo.

    Il vuoto che spesso sentiamo nella nostra vita quotidiana viene riempito col cibo che è nient’altro che il sostituto di qualcosa d’altro…un abbraccio, una parola amica, l’amore di qualcuno, l’essere accettati.

    Si compensa la mancanza di calore introducendo calorie.

    Spesso  i comfort food sono la risposta a stati d’animo diversi:

    Rabbia Siamo arrabbiati con qualcuno, per qualche situazione o con noi stessi. Il cibo in questo caso impedisce di affrontare la rabbia calmandola. È più facile mangiare qualcosa che attivarsi per risolvere quello che non va.

    Apatia Ci sentiamo come se qualsiasi cosa facciamo le cose rimarranno come prima o peggioreranno. Questo atteggiamento, se persistente, è tipico di uno stato depressivo e il cibo, in questo caso, serve a riempire un vuoto emotivo.

    Mancanza di controllo Si ha la sensazione di non avere in mano  la propria vita; gli altri o le situazioni decidono al posto nostro. Allora almeno sul cibo cerchiamo di  avere il controllo decidendo quando e quanto mangiare

    Sentirsi poco apprezzati per quello che facciamo a casa o sul lavoro. Vorremmo che qualcuno notasse il nostro impegno e ci facesse i complimenti, ma non succede. Allora compensiamo col cibo o spesso con i dolci.

    Noia Accade spesso di avere dei vuoti, dei tempi morti, di trovarsi da soli con se stessi,
    non troviamo niente da fare, nessuno ci chiama. Non c’e niente che occupi la nostra mente se non pensieri negativi, il cibo allora diventa il sostituto della compagnia e ci aiuta a passare il tempo.

    Questa è la fame emotiva o nervosa che non ha nulla a che fare con il senso reale di fame ma riguarda il come ci si sente”. Si usa il cibo o un particolare cibo per superare un disagio, perché, in questo modo, si ha l’impressione di “prendersi cura di sé”, idea che non è del tutto sbagliata, ma è la persistenza del comportamento che può portare ad un rapporto distorto con il cibo. Il quando si presenta questa fame è assolutamente soggettivo (nel pomeriggio, alla sera, prima o dopo cena, oppure, in modo intermittente, nel corso della giornata). Il sollievo, come abbiamo visto, è solo temporaneo perché quando si termina  il gelato o il dolce di solito ci si arrabbia con se stessi o ci si sente in colpa per aver mangiato e per non essere riusciti a controllarsi.

    Per sentirsi in salute, dunque, è necessario separare la fame da altri bisogni.

     

    Differenza fra fame reale e fame emotiva

    1. La fame emotiva arriva all’improvviso mentre quella reale arriva in modo graduale
    2. Quando si mangia per riempire un vuoto emotivo (e non dello stomaco) in genere si cerca un cibo particolare mentre non accade quando abbiamo realmente fame
    3. La fame emotiva richiede una immediata soddisfazione mentre quella fisiologica può aspettare l’orario del pasto
    4. La fame emotiva spinge a mangiare ad oltranza anche se si è già sazi, non accade questo quando si mangia per nutrirsi e si è sazi
    5. La fame emotiva lascia spesso dietro di sé il senso di colpa al contrario della fame fisica.

    Ecco perché una dieta dimagrante equilibrata dal punto di vista calorico e nutrizionale non sempre porta ai risultati attesi, soprattutto se è una dieta rigida.

    Infatti, ogni volta che si inizia una dieta ferrea, si finisce spesso per mangiare quei “cibi proibiti” e subito dopo scattano i sensi di colpa; si sperimenta il fallimento, insorge uno stato depressivo che ci porta, ahimè, a consolarci con altro cibo.

    È sbagliato il punto di partenza, il pensiero, cioè, della dieta rigida senza possibilità di trasgressione.

    E qui concludo parlando del programma dimagrante proposto nel nostro studio (studio professionale Via G. Marconi, 275 – 91016 Erice Casa Santa). È un programma basato sull’autocontrollo, che prevede sia la dieta intesa come regola, ma anche la trasgressione, ossia il potersi concedere ogni tanto qualche capriccio, lo sfogo necessario per poter poi ritornare sulla giusta via.

    Il risultato finale sarà un individuo in grado di gestire gli impulsi legati al cibo e capace di controllare il proprio comportamento alimentare, per non cadere più negli errori passati. Quindi un individuo in grado di modificare in modo corretto e duraturo le proprie abitudini alimentari.

    Buona educazione!

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