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Archive for ottobre, 2011

  • L’autismo infantile

    Date: 2011.10.27 | Category: Disturbi Psicologici | Response: 0

    Tra i disturbi del comportamento indubbiamente la forma più grave e complessa è l’autismo, la cui principale caratteristica è data dall’incapacità a stabilire una relazione con gli altri.
    Tale specificità rende il disturbo più evidente e drammatico con l’ingresso nella scuola materna, ma il suo esordio è antecedente l’inserimento scolastico.
    All’origine dell’autismo si presume l’esistenza di un danno neurobiologico che può presentare aspetti diversi da caso a caso. In alcuni casi l’autismo si manifesta con caratteri transitori, della durata di mesi o anni. Alla sua regressione si riscontrano disabilità di altra natura.
    Più spesso l’autismo non presenta nessuna regressione o guarigione per tutto il decorso della vita.

    L’autismo si fonda su tre criteri principali:
    1) Alterazione grave della reciprocità sociale.
    2) Grave anomalia della Comunicazione Verbale.
    3) Ristretto repertorio comportamentale.
    Nei bambini affetti da autismo, in cui l’esordio della malattia si realizza prima dei 30 mesi di età, la malattia colpisce la mancanza di reattività nei confronti degli altri, l’assenza completa del linguaggio o la marcata riduzione della capacità di parlare (ecolalia, linguaggio metaforico, inversione dei pronomi….), stereotipie comportamentali che possono essere agite immodificate per lunghi intervalli di tempo.
    La comunicazione non verbale è marcatamente anormale (con differenze quantitative da caso a caso).
    Si osserva, quasi costantemente, l’incapacità a giocare e a fare amicizia con i coetanei.
    Nei casi in cui la presenza di sintomi autistici è incompleta si usa l’espressione di disturbo pervasivo dello sviluppo.
    Dopo sessanta anni le aspre dispute sulla natura e la cura dell’autismo sono
    ancora attuali, non vi è nessun argomento in ambito neuropsichiatrico
    infantile che abbia determinato così violenti ed accaniti scontri nel mondo
    scientifico.
    Ricercatori osannati (Bettlheim e Tinbergen per citare i più illustri) sono stati, a distanza di alcuni anni, violentemente contestati per le loro affermazioni, se non
    addirittura isolati dalla comunità scientifica.
    Le dispute scientifiche sono spesso diventate sfide personali, a cui non poca confusione hanno aggiunto personaggi estranei al mondo accademico e scientifico che hanno “illuminato a sprazzi”, con le loro proposte di protocolli terapeutici innovativi, le speranze di angosciate famiglie.
    In qualunque modo si vuole inquadrare, l’autismo è un grave disordine dello sviluppo, le cui possibilità di guarigione sono modestissime se non addirittura assenti. Tale assunto, peraltro non condiviso da molti ricercatori, in vero molto
    parziali nel difendere il primato della propria metodologia terapeutica, non comporta l’assunzione di un atteggiamento di passiva accettazione e di rinuncia; occorre, invece, adoperarsi, pur evitando accanimenti terapeutici nocivi, al
    fine di individuare la strategia riabilitativa, farmacologica e dietetica più adatta per ogni bambino ed in grado di attenuare gli effetti devastanti della disabilità.
    L’autismo, per la sua gravità, non può mai essere considerato “un problema di famiglia”, la sua ripercussione nel sociale, trattandosi di una delle condizioni più gravi di disabilità, impone la coattivazione di più sistemi: sanità, istruzione, assistenza sociale che vadano a contenere e sostenere la famiglia, indotta, dal senso d’impotenza e frustrazione, ad organizzarsi rigidamente in un modello
    psicotico, scisso dalla realtà che non poco contribuisce a rendere più drammatica una condizione già molto compromessa.

  • DSA: la dislessia

    Date: 2011.10.14 | Category: Disturbi Specifici dell'Apprendimento | Response: 0

    La dislessia, spesso oggetto di opinioni sbaglite, è un disturbo con caratteristiche ben precise e che nulla ha a che vedere con l’intelligenza.

    Intelligenti come e più delle altre persone, i dislessici si differenziano dagli altri per il fatto che fanno molta fatica a leggere. Hanno infatti un disturbo, la dislessia, che li rende lenti e scorretti nella decodifica delle lettere: le scambiano,le invertono, ne inseriscono di nuove.
    La dislessia può essere evolutiva o acquisita. Quest’ultima compare in seguito a un trauma cranico che ha provocato danni alle varie strutture cerebrali preposte alla lettura e alla scrittura, può quindi colpire chiunque e a qualsiasi età.
    La dislessia evolutiva, invece, si manifesta quando il bambino incomincia ad imparare a leggere e a scrivere, ma è un disturbo congenito di natura costituzionale. Il che significa che dislessici si nasce: il deficit appartiene di fatto al patrimonio genetico.

    Molti genitori mi hanno chiesto: La dislessia è una malattia?

    La sindrome dislessica non va considerata come una malattia, ma come una caratteristica della persona, seppur limitante. Il fatto che non sia una malattia significa che non può essere curata.
    Ma è possibile insegnare alcune strategie che permettono di superare almeno in parte le difficoltà che incontra il dislessico.
    Nella popolazione italiana, i dislessici rappresentano circa il 2–3%, il che significa, su 60 milioni, un milione e mezzo di persone. In età scolare, i dislessici sono invece il 5-6%: una parte, quindi, se correttamente aiutata, si compensa.

    La lettura del dislessico, infatti, ha due caratteristiche fondamentali, è lenta e scorretta.
    Quando da adulti si legge una parola insolita, come ad esempio “cavedio”, si attua il meccanismo della scomposizione delle lettere, per cui si leggerà “c-a-v-ed-i-o” (processazione seriale), il che, anche se avviene in millesimi di secondo, richiede una certa quantità di tempo.
    Se invece si vedono scritte le parole “tavolo, sedia, sapone” eccetera, già viste milioni di volte da quando si è cominciato a leggere, non è necessario scomporle in lettera; sono già pronte e riconoscibili in un colpo solo: il vederle e il leggerle è immediato. Più si cresce, infatti, più si legge velocemente: la processazione seriale è sempre meno necessaria. Alcuni dislessici fanno tantissima fatica ad acquisire questo magazzino di parole pronte: ecco il motivo della
    lentezza.
    Altri invece fanno fatica proprio ad attuare correttamente la processazione lettera per lettera: il risultato sarà allora una lettura scorretta.
    Si tratta di due difficoltà diverse che di solito, però, sono unite e intrecciate tra loro.

    Provate a leggere qui:

    C’evra unna volxta, in on paxese lontanno, on genxiluommo vedoxo ce vivveve in unna bele caxsa con le sue unice fighlia. Eghli doneve ala sue adoraxa pambina qualxiasi cose elle dexideraxe: dei vextiti, un cucxiolo, un cavaxlo… Tuktavia capive ce la pixcole aveve bisoghno delxe cure di une medre…

    Leggere questo testo non è stato facile. Un soggetto abituato a leggere bene, si accorge di:

    – Leggere LENTAMENTE

    – Commettere ERRORI di lettura (in questo caso spesso ci si auto corregge), però se si legge più velocemente questi errori aumentano.

    In entrambi i casi lo sforzo impiegato nella lettura impedisce, o quantomeno limita, la COMPRENSIONE.

    Se fosse stato un brano più lungo e complicato come quelli scolastici, tutti noi avremmo avuto delle difficoltà riguardanti: la VELOCITA’, la CORRETTEZZA, la COMPRENSIONE.

    E se leggessimo questo testo ad alta voce di fronte a tanti altri che lo leggono bene? ….come un bambino davanti ai suoi compagni…

    Avremmo provato vergogna? Rabbia? Voglia di non leggere più?

    Questi sentimenti riguardano aspetti EMOTIVO-MOTIVAZIONALI che sono strettamente legato all’apprendimento e alla motivazione allo studio.

    Dunque la dislessia è un disturbo che causa:

    LENTEZZA ed ERRORI nella lettura (e spesso anche nella scrittura)

    – Problemi nella COMPRENSIONE

    – Problemi EMOTIVI (scarsa autostima, rabbia, delusione…) e MOTIVAZIONALI

    Per evitare tutto questo è necessario intervenire con stimolazioni dei processi cognitivi legati all’apprendimento, insegnando strategie per migliorare il metodo di studio e supportando il bambino negli aspetti emotivi e motivazionali.

     

  • I disturbi comportamentali nell’età scolare

    Date: 2011.10.12 | Category: Psicologia dello sviluppo | Response: 0

    Può succedere che importanti difficoltà psicologiche dell’età evolutiva, presenti in forma latente, si manifestano nella scuola e molto frequentemente, prima di essere riconosciute, sono motivo di colpevolizzazione del bambino definito svogliato, disattento, irrequieto.
    L’angoscia genitoriale, che emerge dopo una prima reazione di negazione del problema, si concentra abitualmente sull’organicità del disturbo: mio figlio sarà poco intelligente in conseguenza di un deficit cerebrale?
    È esperienza comune che, tutte le volte in cui ci si sente condizionati da una forte difficoltà emotiva, le nostre capacità d’attenzione, concentrazione ed apprendimento si affievoliscono. Questo è quello che può succedere ai bambini in età scolare.
    La scuola, deputata all’apprendimento e occupando un ruolo centrale nella vita del bambino svela problemi che, pur alterando la capacità di apprendere, non dipendono dall’intelligenza del bambino, ma sono in relazione con la sua condizione affettiva oppure sono legati a particolari disturbi psicologici. La condizione di dipendenza in cui vive un bambino, lo espone molto più di un adulto ai vissuti stressanti determinati da paure, conflitti, tensioni, e tale fragilità si può manifestare con un’alterazione del Comportamento.
    Da solo un bambino piccolo non ha la capacità di trasformare le sensazioni in pensiero, attribuendogli un significato. Non può dare atto a processi che autonomamente organizzano l’affettività e le emozioni senza il sostegno di un filtro: una barriera semipermeabile, costruita dai genitori e dagli adulti, che consente al bambino di essere raggiunto dalle esperienze di dolore, di separazione, di solitudine, di delusione, ma che trattenga l’eccessivo carico d’ansia e d’angoscia.
    Superare esperienze dolorose, inevitabili nell’infanzia, comporta l’attivazione di processi d’elaborazione interiore che devono essere sostenuti dall’adulto. Il bambino deve essere posto nelle condizioni di percepire la disponibilità e la capacità dell’adulto a proteggerlo affinché le angosce diventino tollerabili.

    Tra le manifestazioni che più frequentemente si osservano in età scolare ritroviamo:

    – L’autismo

    – I Disturbi Specifici dell’Apprendimento

    – I Disturbi del Comportamento Alimentare

    – I Disturbi da Deficit di Attenzione/Iperattività

    – L’insuccesso scolatisco

    – La fobia della scuola

    – Il disagio degli iperdotati.

  • I Disturbi del Comportamento Alimentare: diagnosi, trattamento e prevenzione

    Date: 2011.10.06 | Category: Corsi di Formazione | Response: 0

    Corso online

    A chi è rivolto: il corso è rivolto a psicologi, laureandi in psicologia, assistenti sociali, infermieri professionali, operatori socio-sanitari, counsellor, nutrizionisti, docenti, pedagogisti/educatori, studenti, altre figure professionali interessate al corso e a coloro che desiderano cimentarsi nell’approfondimento delle tematiche in oggetto.

    Obiettivi Formativi:

    • Fornire le conoscenze teorico/pratiche necessarie per un’accurata definizione diagnostica dei Disturbi del Comportamento Alimentare
    • Fornire le basi per identificare il percorso terapeutico appropriato alla gestione dei Disturbi del Comportamento Alimentare
    • Definire i principali fattori di rischio e di protezione legati ai Disturbi del Comportamento Alimentare

    Programma del corso:

    MODULO 1.   I Disturbi del Comportamento alimentare: definizione e caratteristiche

    1. I DCA
    2. Caratteristiche cliniche generali
    3. Cause o fattori di rischio?
    4. Le conseguenze dei DCA

    4.1          Gli effetti del vomito auto-indotto e del consumo di lassativi

    4.2         Gli effetti della malnutrizione

    1. Anoressia Nervosa
    2. Bulimia Nervosa
    3. Disturbo da Alimentazione Incontrollata

    MODULO 2.  Disturbi del Comportamento Alimentare: la valutazione del paziente

    1. La diagnosi dell’Anoressia Nervosa

    1.1          Diagnosi differenziale

    1. La diagnosi della Bulimia Nervosa

    2.1          Diagnosi differenziale

    1. La diagnosi del BED

    3.1          Diagnosi differenziale

    1. Alcuni test utili per la diagnosi

    4.1          Eating Attitude Test-26

    4.2         Binge Eating Trigger Questionnaire

    4.3         I test per misurare i check del corpo

    Appendice

    MODULO 3.  Immagine corporea  e ruolo della società

    1. L’immagine corporea nei DCA
    2. Apparenza fisica e immagine corporea
    3. I significati simbolici del cibo
    4. I siti web pro-anoeressia

    4.1          Chi è Ana?

    4.2         Il credo di Ana

    4.3         10 comandamenti

    4.4         Motivi per non mangiare

    4.5         Trucchi

    4.6         Come non destare sospetti

    1. Il ruolo dei mass media
    2. Il ruolo della famiglia

    MODULO 4. Presentazione di cinque casi clinici con esercitazione (solo per chi vuole ricevere l’attestato di partecipazione)

    MODULO 5.  Meccanismi di mantenimento dei DCA

    1. Fattori di rischio
    2. Fattori precipitanti
    3. Fattori perpetuanti
    4. I comportamenti di compenso
    5. Fattori culturali
    6. Differenze fra alimentazione disturbata e alimentazione normale
    7. Il perfezionismo

    7.1          Come si diventa perfezionisti?

    7.2         Il perfezionismo nel DCA

    1. Potenziali meccanismi di mantenimento determinati dai check del corpo

    MODULO 6.  Le terapie più efficaci

    1. Quale terapia?
    2. Anoressia Nervosa: qual è la terapia più efficace?

    2.1          Terapia cognitivo-comportamentale

    2.2         Terapia psicodinamica

    2.3         Terapia familiare

    2.4         Farmacoterapia

    2.5         Ospedalizzazione

    1. Come orientarsi nella scelta del trattamento
    2. Bulimia Nervosa: qual è la terapia più efficace?
    3. Disturbo da Alimentazione Incontrollata: qual è la terapia più efficace?
    4. Un approccio multidisciplinare ai DCA
    5. La prevenzione

    7.1          Le fasi di un progetto di prevenzione dei DCA e dell’obesità

    7.2         Gli obiettivi di un progetto di prevenzione dei DCA e dell’obesità

    1. I disturbi alimentari: prevenzione e trattamento

    8.1          Il medico di famiglia

    8.2         Il nutrizionista

    8.3         Lo psicologo

    8.4         Lo psichiatra

    8.5         L’orientatore familiare

    Metodologia Didattica

    Il corso di formazione si svolge online. Il materiale è costituito da 6 moduli in .pdf e dal test finale (solo per chi desidera attestato di partecipazione), che verranno inviati per e-mail a cadenza settimanale (ogni mercoledì). Il corso può essere frequentato in ogni momento dell’anno.

    Attestato finale

    Chi desidera l’attestato di partecipazione al corso dovrà sostenere la prova intermedia (analisi e discussione di un caso clinico) e quella finale (un test a risposta aperta o multipla). In questo caso, all’atto dell’iscrizione deve indicare l’eventuale titolo da far precedere al nome e cognome nell’attestato.

    Docente del corso: dott.ssa Manuela Scala, psicologa, orientatrice familiare e conduttrice di Training Autogeno. Vai al curriculum della dott.ssa Scala

    Costo del corso: 100 euro (per coloro che hanno solo codice fiscale)

    I professionisti possessori di partita iva dovranno versare la ritenuta d’acconto (sul costo di 100 euro, cioè 20 euro) entro il 16 del mese successivo alla data di pagamento. Relativamente a tale versamento deve essere inviata la certificazione per posta all’indirizzo indicato in fattura.

    Iscrizione

    È possibile presentare la domanda di iscrizione, tramite apposito modulo

    – via e-mail, allegando il modulo compilato, all’indirizzo [email protected]

    – via posta prioritaria all’indirizzo: Studio professionale dott.ssa Manuela Scala, via G. Marconi, 275 – 91016 Erice (TP)

    Il modulo per l’iscrizione è disponibile sul sito web: http://manupsicologa.altervista.org/corsi.html

    Per informazioni

    Tel: 0923 363869 (ore pomeridiane) – Cell: 340 8676986

    e-mail: [email protected]

    web: www.manupsicologa.altervista.org

  • I siti web Pro-anoressia

    Date: 2011.10.06 | Category: Disturbi Psicologici | Response: 0

    Cosa sono i siti web Pro Anoressia, o siti Pro Ana?

    Il primo sviluppo dei siti Web Pro Anoressia si è registrato con la realizzazione di Blog (diari on-line). In questi diari molte ragazze dichiarano patologici obbiettivi di dimagrimento, tipicamente di carattere anoressico/bulimico, redigendo una sorta di diario sull’evoluzione del disturbo alimentare.

    Il fenomeno Pro Ana si struttura, più saldamente, con la nascita dei Forum privati Pro Ana: sono blog, forum, chat, community e siti che esaltano l’anoressia e la bulimia, dove si dispensano consigli e suggerimenti su come diventare anoressiche e bulimiche doc.

    Chi partecipa a questi forum si dichiara seguace della Filosofia di Ana; filosofia che si contrappone alla classificazione dei comportamenti anoressici e bulimici, propria del mondo medico. L’anoressia, per le seguaci di Ana, non è una malattia ma una ricerca spirituale della magrezza.

    Tale filosofia si oppone rigidamente alla visione di Anoressia e Bulimia come patologie psichiatriche, o comunque dovute a una condizione di sofferenza e disagio, disarticolata dalla condizione sintomatologica, del rapporto col proprio corpo (e con il cibo). La Filosofia Pro Ana mira, infatti, a proclamare uno stile di vita alternativo, dove si promuove l’obbiettivo antibiologico della liberazione, totale, dalla dipendenza da cibo: l’Anoressia Nervosa.

    Per espletare ciò, i Forum Pro Ana danno vita a gruppi virtuali, con sembianze di sette religiose: le adepte di Ana, dove Ana è una musa ispiratrice ed un ideale supremo.

    In questo sentimento di onnipotenza, è possibile leggere un tentativo di settorializzazione delle condotte anoressico/bulimiche, particolarmente nella volontà delle adepte, di non essere etichettate come “malate”, ma di essere “guardate” come persone che mirano ad un obbiettivo non conforme alla società circostante.

    Questi Forum favoriscono la creazione di comunità virtuali, dove le ragazze discutono e si sostengono, nel perseguimento dell’obbiettivo della magrezza assoluta. Questi spazi sono, infatti, composti da un luogo di discussione principale, nel quale vengono discussi gli argomenti più importanti, e da luoghi di discussione secondari; sono inoltre caratterizzati da un rilevante numero di materiali incentivanti e rinforzanti il delirio sintomatologico (es: i 10 comandamenti di Ana, i motivi per non mangiare, come non farsi scoprire, i consigli per vomitare meglio, foto di modelle scheletriche, ecc.).

    Una caratteristica peculiare, e tecnica, dei siti web Pro Anoressia, è l’impossibilità di monitorarne la nascita e l’evoluzione, a causa della velocità con cui vengono chiusi e ricreati, rendendo inoltre inefficace un’azione repressiva.

    Questo il “Credo di Ana”:

    Il Credo Ana, una sorta di Mantra: gira online nei siti che esaltano l’anoressia

    Credo nel controllo, unica forza ordinatrice del caos che altrimenti sarebbe la mia vita
    Credo che fino a quando sarò grassa resterò l’essere più disgustoso e inutile a questo mondo e non meriterò il tempo e l’attenzione di nessuno
    Credo negli sforzi, nei doveri e nelle autoimposizioni come assolute e infrangibili leggi per determinare il mio comportamento quotidiano.
    Credo nella perfezione, mia unica meta verso cui rivolgere tutti i miei sforzi
    Credo nella bilancia come unico indicatore di successi e fallimenti
    Credo nell’Ana, mia unica filosofia e religione
    Credo nell’Inferno, perchè questo mondo me lo ha mostrato.

     

     

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