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Archive for novembre, 2011

  • Il Binge Eating Disorder o Disturbo da Alimentazione Incontrollata

    Date: 2011.11.21 | Category: Disturbi Psicologici | Response: 0

    Spesso il BED viene definito il disturbo alimentare del terzo millennio, questo perchè solo di recente tale tipo di disturbo del comportamento alimentare è stato descritto in modo chiaro ed esaustivo.

    Il comportamento caratteristico dei soggetti con BED si distingue per la presenza di episodi ricorrenti di abbuffate. Con questo termine si indica una condizione definita da due precise caratteristiche, entrambe necessarie:

    (1) mangiare in un periodo di tempo circoscritto (per esempio nell’arco di due ore) una quantità di cibo indiscutibilmente maggiore di quella che la maggior parte delle persone mangerebbe nello stesso periodo di tempo e in circostanze simili;

    (2) sensazione di perdere il controllo nell’atto di mangiare (ad esempio sentire di non potere smettere di mangiare o di non potere controllare cosa o quanto mangiare).

    Solitamente le “abbuffate” si consumano in segreto e questo segreto purtroppo può essere mantenuto per anni, perchè la persona continua ad avere in presenza degli altri un comportamento alimentare insospettabile.

    L’opprimente senso di colpa ed il terrore di essere scoperti porta le persone con questo disturbo ad inventare bugie e sotterfugi. La consapevolezza di mentire e ingannare le persone più vicine è veleno per la mente e per il corpo. Ciò porta ad un abbassamento dell’autostima e conduce inevitabilmente ad autopunirsi attraverso pratiche di compensazione delle abbuffate. Ci si sente delle nullità, una delusione per sè e per gli altri. Chi pensa queste cose, chiaramente, non può riuscire a superare il problema, può solo pensare di meritarlo.

    Durante le abbuffate il cibo è consumato molto velocemente, in un primo momento il piacere, la soddisfazione e un senso di libertà e trasgressione sono le sensazioni predominanti. Ma sono di breve durata. Presto il gusto piacevole lascia posto ad una disperazione nauseabonda. Subentra la sequenza di ciò che è stato fatto. Quella voracità compulsiva nel mangiare, il pensiero di non aver saputo limitarsi o controllarsi. Essere state deboli, ancora una volta.

    Ma perchè si scatenano le abbuffate? Sono tre le principali categorie che scatenano le abbuffate:

    1) Cibo e mangiare:

    • rompere regole dietetiche
    • avere a disposizione cibo “pericoloso” (troppo calorico)
    • sentirsi piani dopo aver mangiato
    • pensare troppo spesso al cibo.

    2) Peso e forma corporea:

    • rimuginare sul proprio peso e sulle proprie forme corporee
    • scoprire che il proprio peso è maggiore di quanto si pensasse
    • sentirsi grassi
    • scoprire che alcuni abiti stringono troppo.

    3) Umore negativo:

    • sentirsi depressi o infelici
    • sentirsi soli o emarginati
    • tensione, rabbia, stress, ansia, paura.

    A volte pensieri o sentimenti positivi come la felicità, la soddisfazione o l’eccitazione possono essere i precursori di un’abbuffata; si comincia per festeggiare o concedersi uno strappo alla regola e poi la cosa sfugge di mano… E allora ecco che inizialmente l’abbuffata ci dà quasi una sensazione di sollievo o di pienezza rispetto al vuoto avvertito intorno. Finalmente si può smettere di trattenersi, ci si può concedere di provare piacere. Ma la vergogna, la colpa e il disgusto sono vicinissimi.

    In questi casi è fondamentale chiedere aiuto, parlare del proprio problema con quelcuno. Per accettare sè stessi occorre cominciare a parlare di sè e di ciò che accade nella nostra vita anche se, a volte, non riusciamo a capirlo. Molte persone nel corso della loro vita si sono trovate a chiedersi: <<Forse io non sono normale. Ho in testa cose strane, che gli altri non capirebbero. Non posso raccontarle, sono trappo strane>>.

    Riconoscere in tempo che c’è qualcosa che non va e confrontarsi con una persona di fiducia impedisce ad un problema di impadronirsi completamente della nostra vita.

  • Miti sui disturbi del comportamento alimentare

    Date: 2011.11.18 | Category: Disturbi Psicologici | Response: 0

    Mito 1: Per avere la diagnosi di disturbo alimentare bisogna essere sotto peso

    I disturbi dell’alimentazione affliggono persone di taglie e peso diverso. Molte persone con questi disturbi possono essere normopeso o sovrappeso.

    Mito 2: Solo le adolescenti e le giovani donne sono affette da disturbi alimentari

    Sebbene i disturbi alimentari siano più comuni nelle giovani donne tra i 13 e i 20 anni, possono essere presenti in uomini e donne di qualsiasi età.

    Mito 3: Le persone che soffrono di un disturbo alimentare sono superficiali e vanitose

    Non è la vanità a condurre chi soffre di questi disturbi a seguire diete rigide o essere ossessivi sul proprio corpo, ma il tentativo di gestire i sentimenti di vergogna, ansia e impotenza.

    Mito 4: I disturbi alimentari non sono realmente pericolosi

    Tutti i disturbi alimentari possono condurre a problemi irreversibili e a volte pericolosi per la vita delle persone come malattie cardiache, fragilità ossea, rachitismo, infertilità e danni al fegato.

  • Disturbo dell’Attenzione ed Iperattività

    Date: 2011.11.17 | Category: Disturbi Psicologici | Response: 0

    La caratteristica più evidente del bambino iperattivo è la sua incapacità costante a restare fermo e tranquillo, anche per brevi periodi di tempo. Non si tratta di un bambino vivace, ma permanentemente eccitato, in continuo movimento, dotato d’infinita energia.
    Il suo interesse per le cose è continuamente orientato e spostato, da un oggetto all’altro, senza che nessun’attività riesca a coinvolgerlo a lungo o completamente. Una frenetica agitazione che ha un solo fine: il suo incessante movimento.
    Il continuo muoversi è un bisogno vitale che non si esaurisce neppure durante il sonno, ed è caratterizzato da movimenti segmentari (agitare le braccia o le gambe) o di tutto il corpo (rotolarsi, sollevarsi).
    L’irrequietezza e l’inquietudine contagiano chiunque sia loro vicino di un senso d’ansia che in un maldestro tentativo di rimozione induce a sollecitare il bambino a stare fermo, raggiungendo l’unico obbiettivo di incrementarne l’agitazione.

    A scuola l’aumento delle costrizioni amplifica l’evidenza del problema, mettendo in evidenza, nel confronto con gli altri, una condizione di diversità sanzionata dai rimproveri e dalle esortazioni a stare attento, ad imparare, a non disturbare i compagni.
    Sollecitazioni razionali che vorrebbero eludere il problema. Non solo il corpo è in perenne agitazione, ma anche la mente impegnata a catturare idee su idee, senza perderne nessuna ma senza fermarsi su alcuna.
    Al contrario della vivacità, caratterizzata dalla gioiosa eccitazione dei bambini, negli iperattivi non c’è solarità, piacere, felicità ma solo un’angosciosa e penosa tensione.

    In tutte le occasioni in cui compare un vissuto frustrante, il bambino iperattivo cerca di fuggire da ogni possibile processo elaborativo della mente con i compensatori movimenti corporei e con l’eccitazione mentale.
    Evita di pensare, di concentrarsi, di riflettere costruendo un’estrema barriera per arginare l’ansia che non può condividere con nessuno. Sebbene non vi sia un deficit dell’intelligenza, il bambino iperattivo, fortemente caratterizzato da
    egocentrismo e senso di onnipotenza, ritiene, dopo una superficiale valutazione, di aver compreso tutto ciò che colpisce il suo frammentario interesse: parole, frasi, immagini, situazioni.
    Tale convinzione di aver capito tutto gli fa rivolgere l’attenzione verso altro, senza mai indugiarsi in quelle riflessioni che consentono di sviluppare le proprie capacità d’apprendimento. La sottovalutazione del disturbo, ma soprattutto la superficialità nel considerare le conseguenze, produce un serio deficit dell’apprendimento con tutti gli immaginabili esiti che travalicano il cognitivo
    e che vanno ad interferire con lo sviluppo delle abilità sociali e relazionali.

    Hanno molti amici, ma non riescono mai a rendere profondo alcun rapporto in quanto non sanno spostare l’interesse lontano da se stessi e dal loro bisogno di muoversi.
    Da un punto di vista terapeutico gli psichiatri hanno affrontato, ed ottenuto discreti risultati con l’uso di psicofarmaci a base d’anfetamine (non autorizzati in Italia) che, sebbene abbiano un effetto eccitante, nei bambini iperattivi hanno prodotto un effetto ansiolitico, con controllo dell’ipereccitabilità e con miglioramento evidente delle abilità scolastiche.
    Protetto dallo schermo chimico del farmaco il bambino sta buono, non disturba, va bene a scuola e si concentra.

    Ma qual è il prezzo di così evidenti e brillanti risultati?
    Non dobbiamo dimenticare che le anfetamine rientrano tra i farmaci ad effetto dopante. Il nostro bambino dal ritrovato equilibrio comincia a perdere peso e desiderio di mangiare, cresce più lentamente, non riesce a dormire, può presentare tremore, convulsioni, disturbi extrapiramidali, disturbi cardiaci, disturbi psichici, per citare alcuni dei disturbi collaterali scatenati dal farmaco.
    Gli effetti a lungo termine delle anfetamine in un cervello in formazione sono lontani dall’essere conosciuti.

    Il controllo solo degli aspetti più appariscenti di un disturbo ad etiologia ambientale e psicologica, sembra essere molto costoso rispetto ai benefici prodotti.
    E’ indubbiamente più faticoso, più incerto e più lungo il recupero della funzione protettiva della famiglia, che dovrà mobilitarsi per mettere in atto le strategie ed
    eventualmente i consigli dello specialista per arginare ed eliminare tutti i comportamenti disfunzionali.
    Occorre iniziare tale percorso dall’inibizione di quella spirale di nervosismo e tensione che circonda il bambino, interpretando correttamente le sue richieste d’aiuto che, al contrario di quanto possa sembrare, richiede vicinanza ed
    attenzione. Occorrerà che il bambino percepisca con chiarezza che al suo stato di agitazione si contrappone un modello di calma e di tranquillità, che cercherà di imitare e che forse indurrà nei genitori una qualche riflessione sugli inutili frenetici ritmi che l’adulto s’impone.

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