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Archive for the ‘Disturbi Specifici dell’Apprendimento’ Category

  • DSA: il ruolo dello Psicologo

    Date: 2012.07.02 | Category: Disturbi Specifici dell'Apprendimento | Response: 0

    Finalmente i Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA), ovvero la Dislessia, la Disortografia e la Discalculia sono riconosciuti e definiti dallo Stato Italiano con la Legge 8 Ottobre 2010 n. 170 “NUOVE NORME IN MATERIA DI DISTURBI SPECIFICI DI APPRENDIMENTO IN AMBITO SCOLASTICO”; con la quale si riconoscono le difficoltà dei bambini affetti da DSA, si stabilisce come diagnosticarli e chi può farlo, si prevedono attività di prevenzione e momenti di aiuto scolastico, si indica alla scuola il comportamento più adeguato da tenere in sede didattica ed alla sanità quali sono gli obblighi istituzionali da seguire in questi casi.
    Nel mese di luglio 2011 è stato elaborato il Decreto attuativo della suddetta Legge 170, con il quale vengono fornite le indicazioni per la diagnosi e la certificazione diagnostica dei DSA, e le  “Linee Guida per il diritto allo studio degli alunni e degli studenti con Disturbo Specifico dell’Apprendimento”.
    Con il Decreto attuativo si evidenzia che per formulare la diagnosi ed effettuare consulenza in materia di DSA “è indicato lʼapproccio interdisciplinare” e che “gli specialisti coinvolti” sono “Neuropsichiatra Infantile, Psicologo, Logopedista”.
    Si vede dunque come in questo lavoro gli Psicologi devono essere in prima fila per specifica competenza, sia in sede diagnostica e consulenziale, che in ambito riabilitativo; ma possono anche essere protagonisti del trattamento cognitivo diretto ai bambini con DSA, da non confondersi con la tradizionale riabilitazione logopedica.
    Qual è, dunque, il ruolo dello Psicologo nei casi di DSA?

    Lo Psicologo è un professionista in grado di descrivere lo sviluppo dell’apprendimento in un bambino e riconoscerne gli eventuali eventi disturbanti o psicopatogeni: è esperienza costante che problemi nel percorso di apprendimento scolastico possono compromettere in modo irreversibile la motivazione allo studio, la percezione del Sé e la dinamica relazionale presente e futura in cui il bambino vive e cresce.
    I DSA riguardano le basi su cui poggia tutto il percorso di apprendimento scolastico. Essi quindi vanno esplorati dettagliatamente e singolarmente per scoprirne l’andamento funzionale o disfunzionale che sia, innanzitutto rifacendosi alle procedure ed agli strumenti  raccomandati nella Consensus Conference (clicca qui per maggiori info).
    Per capire il punto di partenza di una buona procedura psicodiagnostica occorre innanzitutto ricordare quanto affermato alla Consensus Conference : “La principale caratteristica di definizione di questa “categoria nosografia” (i DSA), è quella della “specificità”, intesa come un disturbo che interessa uno specifico dominio di abilità in modo significativo ma circoscritto, lasciando intatto il funzionamento intellettivo generale. In questo senso, il principale criterio necessario per stabilire la diagnosi di DSA è quello della “discrepanza” tra abilità nel dominio specifico interessato (deficitaria in rapporto alle attese per lʼetà e/o la classe frequentata) e lʼintelligenza generale (adeguata per lʼetà cronologica).

    Quindi, una volta esclusa una eventuale patogenesi di tipo medico, il primo elemento da valutare è il funzionamento cognitivo del bambino: il suo profilo di intelligenza è nello stesso tempo, criterio diagnostico esclusivo/inclusivo e punto di partenza di un’analisi che successivamente deve approfondire i singoli aspetti dell’apprendimento alla luce delle capacità cognitive generali e particolari del bambino.
    In questa prima fase è necessario che la valutazione dei livelli cognitivi/intellettivi sia fatta da uno Psicologo, il quale ha la competenza per fare una “misurazione” psicometrica dell’intelligenza rispettosa dei canoni scientifici richiesti,  inserendo i valori evidenziati in un contesto più ampio di valutazioni che comprenderà il particolare stato emotivo, relazionale e socio-culturale di quel bambino in quel momento.
    Solo dopo questa prima valutazione è possibile passare all’osservazione delle competenze di base acquisite fino a quel momento in lettura, in scrittura ed in matematica.
    Anche in questo lavoro devono essere usati gli strumenti standardizzati ormai da tempo a disposizione degli Psicologi, che sono in grado di confrontare la prestazione del bambino oggetto dell’analisi diagnostica, con la corrispondente capacità attesa per l’età, allo scopo di determinare le discrepanze esistenti e poter descrivere l’eventuale presenza di DSA.
    Il processo diagnostico deve procedere con l’esplorazione delle funzioni neuropsicologiche connesse al processo di apprendimento, in particolare sarà importante valutare il funzionamento della Memoria (soprattutto la Memoria di Lavoro che è principalmente coinvolta), l’Attenzione e la Concentrazione, le abilità visuo-spaziali e di organizzazione temporale. Anche in questi casi sono necessarie conoscenze prettamente di tipo psicologico e neuropsicologico e l’uso di strumenti standardizzati, senza i quali l’osservazione rimane solo empirica e priva della capacità di valutare le eventuali discrepanze con il funzionamento atteso per l’età.
    L’analisi diagnostica si completa con la necessaria esplorazione dei coinvolgimenti emotivo-relazionali e delle dinamiche psicologiche che le esperienze frustranti connesse con il DSA, hanno sedimentano nella personalità del bambino in crescita. Inutile dire che lo Psicologo ha le competenze e gli strumenti per addentrarsi su questo terreno, ma è anche necessario dire che i risultati di questa indagine saranno fondamentali sia per il progetto riabilitativo logopedico che per il trattamento che ho definito di “potenziamento cognitivo”; ogni Psicologo infatti sa bene quanto sia importante il vissuto dell’ IO per il raggiungimento di qualunque meta, e quanto sia fondamentale che qualunque tipo di trattamento sia accompagnato da idoneo supporto psicologico.
    Occorre conoscere, sapere cosa fare, per formulare una diagnosi; occorre partecipare alla progettazione ed al monitoraggio delle attività di
    riabilitazione logopedica fintanto che sono efficaci; bisogna impegnarsi in consulenze di supporto a scuola e famiglia e trattare i bambini con potenziamenti idonei ad aiutarli a superare il loro problema dal punto di vista cognitivo ed emotivo. Lo Psicologo può fare molto, ma deve approfondire e dedicarsi a questa area professionale secondo le direttive e le linee guida operative che provengono dalla Consensus Conference e dalle norme in materia. Un lavoro che devono saper fare gli Psicologi del Servizio Sanitario Nazionale che lavorano con l’Età Evolutiva, ma anche, e forse soprattutto, i liberi professionisti che troveranno in questo campo abbondante lavoro.

  • Disturbi Specifici dell’Apprendimento

    Date: 2012.02.06 | Category: Disturbi Specifici dell'Apprendimento | Response: 0

    GLI INSEGNANTI DICONO CHE MIO FIGLIO…

    • è intelligente ma svogliato, è distratto, non si impegna abbastanza
    • si rifiuta di leggere o di scrivere
    • mentre legge o scrive si muove continuamente sulla sedia, si avvicina/allontana dal libro
    • è incostante ed ha risultati scolastici altalenanti
    • evita di copiare dalla lavagna o non fa in tempo a finire
    • è troppo lento nel finire i compiti

    IO A CASA HO NOTATO…

    • una lettura lenta, quasi sillabando
    • molti errori di lettura e inversioni di lettere (“b” e “d”; “p” e “q”…)
    • scrittura lenta, con notevoli errori ortografici, inversioni di lettere e/o scrittura quasi incomprensibile
    • troppo tempo per svolgere i compiti
    • difficoltà e lentezza nel fare i conti in matematica
    • problemi nell’imparare a memoria le tabelline
    • scarsa attenzione e concentrazione nello studio
    • poca motivazione ed inefficace metodo di studio

    Si tratterà di un Disturbo Specifico dell’Apprendimento?

    Contatta la Dott.ssa Scala per avere maggiori informazioni:

    sui Disturbi Specifici dell’Apprendimento

    sulla Legge 170/10 – “Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico”

    su come richiedere alla scuola il Piano Didattico Personalizzato

    Valutazione specialistica

    • Colloquio di valutazione iniziale
    • Prove di apprendimento di base
    • Valutazione funzionale personalizzata
    • Colloquio con i genitori
    • Relazione clinica per la famiglia
    • Relazione per la scuola e richiesta del Piano Didattico Personalizzato

    Aree di intervento

    • Potenziamento dei prerequisiti dell’apprendimento scolastico
    • Abilitazione delle competenze meta-fonologiche, meta-linguistiche, lessicali, grafiche ed ortografiche
    • Riabilitazione del processo di lettura strumentale
    • Riabilitazione delle componenti ortografiche della scrittura
    • Riabilitazione delle componenti prassiche della scrittura
    • Potenziamento dell’apprendimento del calcolo matematico
    • Potenziamento del problem solving matematico e geometrico
    • Potenziamento della comprensione del testo e del metodo di studio
    • Training all’utilizzo di software compensativi
  • La dislessia

    Date: 2012.01.24 | Category: Disturbi Specifici dell'Apprendimento | Response: 0

    http://youtu.be/E2NDLsZ8VFA

  • DSA: la dislessia

    Date: 2011.10.14 | Category: Disturbi Specifici dell'Apprendimento | Response: 0

    La dislessia, spesso oggetto di opinioni sbaglite, è un disturbo con caratteristiche ben precise e che nulla ha a che vedere con l’intelligenza.

    Intelligenti come e più delle altre persone, i dislessici si differenziano dagli altri per il fatto che fanno molta fatica a leggere. Hanno infatti un disturbo, la dislessia, che li rende lenti e scorretti nella decodifica delle lettere: le scambiano,le invertono, ne inseriscono di nuove.
    La dislessia può essere evolutiva o acquisita. Quest’ultima compare in seguito a un trauma cranico che ha provocato danni alle varie strutture cerebrali preposte alla lettura e alla scrittura, può quindi colpire chiunque e a qualsiasi età.
    La dislessia evolutiva, invece, si manifesta quando il bambino incomincia ad imparare a leggere e a scrivere, ma è un disturbo congenito di natura costituzionale. Il che significa che dislessici si nasce: il deficit appartiene di fatto al patrimonio genetico.

    Molti genitori mi hanno chiesto: La dislessia è una malattia?

    La sindrome dislessica non va considerata come una malattia, ma come una caratteristica della persona, seppur limitante. Il fatto che non sia una malattia significa che non può essere curata.
    Ma è possibile insegnare alcune strategie che permettono di superare almeno in parte le difficoltà che incontra il dislessico.
    Nella popolazione italiana, i dislessici rappresentano circa il 2–3%, il che significa, su 60 milioni, un milione e mezzo di persone. In età scolare, i dislessici sono invece il 5-6%: una parte, quindi, se correttamente aiutata, si compensa.

    La lettura del dislessico, infatti, ha due caratteristiche fondamentali, è lenta e scorretta.
    Quando da adulti si legge una parola insolita, come ad esempio “cavedio”, si attua il meccanismo della scomposizione delle lettere, per cui si leggerà “c-a-v-ed-i-o” (processazione seriale), il che, anche se avviene in millesimi di secondo, richiede una certa quantità di tempo.
    Se invece si vedono scritte le parole “tavolo, sedia, sapone” eccetera, già viste milioni di volte da quando si è cominciato a leggere, non è necessario scomporle in lettera; sono già pronte e riconoscibili in un colpo solo: il vederle e il leggerle è immediato. Più si cresce, infatti, più si legge velocemente: la processazione seriale è sempre meno necessaria. Alcuni dislessici fanno tantissima fatica ad acquisire questo magazzino di parole pronte: ecco il motivo della
    lentezza.
    Altri invece fanno fatica proprio ad attuare correttamente la processazione lettera per lettera: il risultato sarà allora una lettura scorretta.
    Si tratta di due difficoltà diverse che di solito, però, sono unite e intrecciate tra loro.

    Provate a leggere qui:

    C’evra unna volxta, in on paxese lontanno, on genxiluommo vedoxo ce vivveve in unna bele caxsa con le sue unice fighlia. Eghli doneve ala sue adoraxa pambina qualxiasi cose elle dexideraxe: dei vextiti, un cucxiolo, un cavaxlo… Tuktavia capive ce la pixcole aveve bisoghno delxe cure di une medre…

    Leggere questo testo non è stato facile. Un soggetto abituato a leggere bene, si accorge di:

    – Leggere LENTAMENTE

    – Commettere ERRORI di lettura (in questo caso spesso ci si auto corregge), però se si legge più velocemente questi errori aumentano.

    In entrambi i casi lo sforzo impiegato nella lettura impedisce, o quantomeno limita, la COMPRENSIONE.

    Se fosse stato un brano più lungo e complicato come quelli scolastici, tutti noi avremmo avuto delle difficoltà riguardanti: la VELOCITA’, la CORRETTEZZA, la COMPRENSIONE.

    E se leggessimo questo testo ad alta voce di fronte a tanti altri che lo leggono bene? ….come un bambino davanti ai suoi compagni…

    Avremmo provato vergogna? Rabbia? Voglia di non leggere più?

    Questi sentimenti riguardano aspetti EMOTIVO-MOTIVAZIONALI che sono strettamente legato all’apprendimento e alla motivazione allo studio.

    Dunque la dislessia è un disturbo che causa:

    LENTEZZA ed ERRORI nella lettura (e spesso anche nella scrittura)

    – Problemi nella COMPRENSIONE

    – Problemi EMOTIVI (scarsa autostima, rabbia, delusione…) e MOTIVAZIONALI

    Per evitare tutto questo è necessario intervenire con stimolazioni dei processi cognitivi legati all’apprendimento, insegnando strategie per migliorare il metodo di studio e supportando il bambino negli aspetti emotivi e motivazionali.

     

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