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Archive for the ‘Progetto educativo’ Category

  • Il ruolo della TV nei Disturbi Alimentari

    Date: 2011.05.05 | Category: Progetto educativo | Response: 0

    Se in tempi passati la bellezza era un dono ora invece è un obiettivo da raggiungere a tutti i costi! L’ossessione di essere belli e giovani colpisce soprattutto le donne. Per le ragazze, ma anche per i ragazzi, la bellezza fa rima con la linea: a causa di modelli ideali irraggiungibili per la maggior parte della persone, succede che le ragazze si vedono come attraverso una lente deformante e finiscono per far proprio un senso delle proporzioni coerente con i nuovi modelli di riferimento.

    I modelli di stile di vita, perfezione e bellezza fisica, veicolate dalla televisione,  sono spesso ingannevoli ed inattendibili perché lontani dal piano della realtà.

    Questo è quello che i mass media ci fanno vedere, ci fanno credere…ragazze perfette, modelle senza difetti… ma tutto ciò è soltanto finzione, MENZOGNA.

    All’interno della nostra cultura, le donne, che sono esposte ad una maggiore pressione rispetto alla dieta, sono a più alto rischio di sviluppare un disturbo del comportamento alimentare, come per esempio le atlete che praticano sport che enfatizzano la magrezza quale mezzo per ottenere performance o apparenza migliori (per es. nella ginnastica, nel pattinaggio artistico, danza e lotta libera).

    Da diversi studi, risulta che l’esposizione negativa ai media faccia acquistare un senso di positività ai disturbi dell’alimentazione e favorisca la diffusione del disturbo. Dunque, risulta chiaro che per aiutare una persona che soffre di disturbi dell’alimentazione è necessario farle sviluppare una immagine corporea positiva.

    Purtroppo questo comporta un remare contro gli stereotipi culturali, visto che è estremamente duro evitare il messaggio “magro è bello”, mentre i programmi televisivi sono dominati da persone magre e la magrezza associata a tratti di personalità positivi.

    I mass media producono e distribuiscono conoscenze, informazioni, interpretazioni della realtà, modelli di comportamento. Per giudicare correttamente il contenuto di un messaggio mass mediale, occorre un’adeguata maturazione del senso critico da parte delle persone.

    Ecco che emerge l’importante ruolo svolto dalla famiglia, dai genitori in primo piano: con l’educazione i genitori aiutano i figli a sviluppare un senso critico, li aiutano a PENSARE.

  • Educazione e Disturbi del Comportamento Alimentare

    Date: 2011.02.03 | Category: Progetto educativo | Response: 0

    La cattiva educazione può essere causa dei Disturbi del Comportamento Alimentare? Questo è quello che, una volta, una mamma mi ha chiesto.

    Io le ho risposto che i genitori possono aiutare i loro bambini a sviluppare una sensibilità adeguata verso l’impulso della fame, possono quindi fare in modo che riconoscano questa precisa sensazione. Il fatto di non riuscire a distinguere la sensazione di fame da quella di sazietà potrebbe predisporre allo sviluppo di disturbi alimentari.

    Questi ancuni consigli che posso dare.

    Innanzi tutto, è necessario dare ai bambini da mangiare quando sono fisicamente affamati, il cibo non dovrebbe mai essere usato come una ricompensa e dovrebbe essere assunto soltanto nel momento in cui viene avvertita la vera fame, la fame fisica, questa è la cosa più importante.

    È importante, inoltre, ascoltare i bambini per capire le loro sensazioni ed esigenze e mostrare loro rispetto, ma questo non significa che debbano ottenere sempre ciò che desiderano, dovrebbero mangiare ad esempio quando sono affamati e fermarsi una volta sazi, non bisogna mai costringerli, non dovrebbero essere ricompensati con il cibo né puniti trattenendoglielo.

    Ciò che voglio sottolineare è che non si dovrebbe mai dare al mangiare un’enfasi eccessiva, trasmettendo ai bambini che è necessario mangiare soprattutto per soddisfare la fame e offrendogli alimenti adeguati e salutari, non caramelle, panini o cioccolatini!

    La base per lo sviluppo di un Disturbo del Comportamento Alimentare ha origine spesso durante il primo anno di vita ma poi, l’educazione, avrà un ruolo decisivo per la reale comparsa o meno del disordine. L’ambiente circostante deve, soprattutto in questo periodo, rispondere prontamente e adeguatamente alle necessità del bambino, allora, e solo allora, imparerà ad organizzare le varie informazioni che riceve per capirle ed interpretarle; prima che impari ad acquisire questo tipo di padronanza non è in grado di differenziare i suoi bisogni ed impulsi e, se non impara a farlo, crescerà confuso e non riuscirà a distinguere le esperienze biologiche da quelle emotive. Nutrire un bambino rappresenta un’importante forma di comunicazione tra il figlio e i suoi genitori, importantissima per il suo sviluppo ma se questa comunicazione è difettosa perché il genitore crede che il bambino sia affamato, abbia freddo o sia stanco quando in realtà non lo è, al bambino viene impedito di imparare come gestire i suoi bisogni legati al cibo.

    Chi si prende cura del piccolo, quando avverte il suo bisogno di nutrizione gli offre il cibo in risposta al pianto e così egli, a poco a poco, impara a distinguere la sensazione “della fame” da altre tensioni e bisogni. Se invece la reazione dell’adulto non è adeguata, per esempio se lo trascura, se è troppo protettivo o se lo lascia libero senza limiti, il risultato sarà una situazione di confusione e smarrimento; quando il bambino crescerà non potrà distinguere tra la fame e la sazietà, o tra i bisogni nutrizionali ed altre sensazioni di disagio e di tensione.

    Dunque, i genitori dovrebbero incoraggiare i bambini a rispettare i segnali del proprio corpo, in questo modo li aiutano a riconoscere sensazioni di fame e sazietà e ad aver il controllo del proprio appetito.

    Buona educazione!

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  • Genitori ed educazione alimentare

    Date: 2010.12.14 | Category: Progetto educativo | Response: 0

    Come si sono sviluppate le nostre credenze e i nostri valori? Sicuramente dall’ambiente familiare o da esperienze che abbiamo fatto. Queste credenze ci fanno interpretare il mondo che ci circonda, ci portano a dare delle valutazioni o a crearci dei pregiudizi, dunque filtrano in modo in cui noi vediamo la realtà circostante e incidono sul nostro comportamento.

    Ovviamente questo processo è graduale, quindi crescendo ci dimentichiamo completamente quale sia la fonte delle nostre credenze, ciò porterà ad un rafforzamento di tali convinzioni e valori, fino a modificare la realtà.

    Una ragazza una volta, parlandomi del suo peso e del fatto che durante i mesi estivi aveva perso 10 chili, ha continuato dicendo: <<Ora sto bene così, non devo dimagrire più; anche mia madre è d’accordo, dice che non devo diventare come le modelle della TV, anche perchè io sono di costituzione robusta>>.

    Questa ragazza tendeva a vedere la realtà con gli occhi della madre, così come capita di filtrarla alle sue coetanee anoressiche quando si vedono atraenti e normali anche se pesano 40 chili.

    La stessa cosa avviene, ad esempio, quando genitori di figli obesi affermano: <<Mio figlio è perfettamente in salute, sorride sempre, vuol dire che sta bene!>>. In questo modo stanno filtrando la realtà: hanno sviluppato la convinzione che essere obesi equivalga ad essere in salute ed essere magri ad essere malati. Questa loro visione è evidente in quello che dicono e nel modo in cui si comportano.

    In questo modo le convinzione dei genitori diventano per i figli un dialogo interno che li giustifica a non muoversi o a seguire un’alimentazione scorretta. Se hanno fame, sono autorizzati a pensare:<<Non devo necessariamente aspettare che sia ora di cena, ho voglia di patatine e le mangio adesso. Chi ha appetito è sano!>>. Alcune convinzioni, diventate parte della persona, ne ostacolano il cambiamento perchè facilitano l’auto-giustificazione.

    I genitori dovrebbero riflettere su come possono influenzate il comportamento alimentare dei figli: un sana educazione alimentare è fondamentale per il benessere della persona.

    Buona educazione!

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  • Socializzazione e atteggiamenti OK

    Date: 2010.11.25 | Category: Progetto educativo | Response: 0

    Ogni bambino vive all’interno di un ambiente sociale che svolge un ruolo fondamentale nell’influenzare i modelli di comportamento che il piccolo svilupperà.

    Durante la crescita i bambini fanno esperienza ed interagiscono con i genitori, i fratelli, i nonni, gli insegnanti ecc., in questo modo incorporano nella propria personalità quella delle persone a loro vicine. Di questa influenza che gli adulti hanno sui piccoli si parla ormai da parecchio tempo, è qualcosa che si dà spesso per scontata.

    Ma anche i comportamenti di ascolto degli adulti servono da modello per quelli dei bambini che, anche in questo caso, riproducono quello che vedono fare ai grandi. Forse questo è un aspetto poco conosciuto e magari considerato secondario. In realtà, il modo in cui gli adulti ascoltano i più piccoli è fondamentale e tutt’altro che secondario.

    I bambini sono eccellenti imitatori e ci mettono pochissimo ad apprendere un comportamento dai loro adulti di riferimento. Se i genitori non riescono a comunicare tra loro e non si mostrano sensibili ai reciproci sentimenti, se non rispettano il coniuge o i figli, i bambini imiteranno il loro comportamento.

    Le persone tendono a riprodurre, durante la loro vita, gli schemi relazionali che hanno sperimentato nei primi anni del’infanzia. A tal proposito vorrei ricordare l’importate contributo offerto da  Bowlby, psicoanalista che ha elaborato la teoria dell’attaccamento, interessandosi in particolare agli aspetti che caratterizzano il legame madre- bambino e quelli legati alla realizzazione dei legami affettivi all’interno della famiglia.

    Secondo Bowlby, attraverso le reali esperienze relazionali vissute nella prima infanzia, il bambino costruisce i M.O.I. (Modello Operativi Interni) del mondo, ossia le rappresentazioni mentali del Sé, degli altri e delle relazioni. Tali M.O.I. sono dei modelli mentali che il piccolo si costruisce durante i primi anni di vita e che potranno influenzare il suo comportamento, con sè stesso e con gli altri, per il resto della sua vita.

    Le modalità di socializzazione, dunque, sono importanti nello sviluppo di certi schemi di ascolto. Tali modalità includono l’atteggiamento <<OK>> in relazione a noi stessi e agli altri.

    Secondo la teoria di Berne, vi sono 4 posizioni possibili:

    1) Io sono OK, tu sei OK

    2) Io sono OK, tu no

    3) Io non sono OK, tu sì

    4) Io non sono OK e tu nemmeno.

    Il comportamento d’ascolto degli individui cambia a seconda dei diversi atteggiamenti OK; così, ognuno ha diverse caratteristiche di ascolto che includono le convinzioni che si è formato su sè stesso e gli altri, le quali a loro volta influenzano l’atteggiamento e il modo di interagire con gli altri.

    Faccio alcuni esempi:

    Lucia ha uno stile d’ascolto, appreso dalla madre, che rientra nel modello <<Io sono OK, tu no>>, dunque l’atteggiamento di ascolto che assume con gli altri è: <<Che bisogno c’è di darsi il disturbo di ascoltare persone ‘non OK’; in ogni caso non hanno buone idee>>.

    Alberto, invece, assume l’atteggiamento <<Io non sono OK, tu sei OK>>. Il suo comportamento è molto diverso da quello di Lucia: si preoccupa sempre dell’impressione che fa; centra la sua attenzione su sè stesso piuttosto che sulla dinamica dei suoi rapporti con gli altri; è così occupato a cercare di dire la cosa giusta che di solito non dice nulla.

    Penso sia importante riflettere su quanto i comportamenti degli adulti possano influenzare su quelli dei più piccoli, evitiamo dunque di comportarci in maniera superficiale ed incidiamo in modo positivo sulla crescita dei bambini.

    Buona educazione!

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  • Il bisogno psicologico dell’attenzione

    Date: 2010.11.16 | Category: Progetto educativo | Response: 0

    Un altro fattore che influenza il nostro modo di ascoltare noi stessi e gli altri, sono le <<carezze>> (strokes) o riconoscimenti che abbiamo ricevuto da bambini.

    Il modo in cui siamo stati ascoltati può aver costituito uno stroke positivo o negativo. Il termine stroke letteralmente si traduce con carezza, ma nel linguaggio di E. Berne, studioso dell’analisi transazionale, uno stroke è un’ansia d’attenzione da parte di un’altra persona, un <<bisogno psicologico>> che ogni individuo sente. Berne voleva sottolineare come il comportamento di un bambino sia spesso influenzato dal modo in cui gli altri fanno attenzione a lui o lo accettano.

    Ognuno di noi ha bisogno di essere accettato e riconosciuto dagli altri. Uno stroke è qualsiasi forma di riconoscimento o di attenzione che una persona dà all’altra; può essere positivo o negativo, può essere dato da comportamenti non verbali come lo sguardo, i gesti, il tono della voce o sottoforma di un contatto fisico.

    Tali segnali possono essere complimenti o critiche, ma entrambi sono necessari per la nostra vita.

    Ora vorrei farvi riflettere sul fatto che spesso, ai figli, si mandano segnali negativi, e i genitori non si accorgono dell’impatto che hanno sul concetto di sè dei bambini. Mi è capitato che alcuni mi abbiano raccontato questi esempi di strokes negativi:

    Mi dicevano di star zitto con tono irritato.

    Ricevevo sguardi di disapprovazione quando parlavo.

    Non potevo contraddire i miei genitori, e se lo facevo le prendevo.

    Io credo che ascoltare sia uno dei migliori stroke che un individuo può inviare ad un altro, facendolo sentire degno di attenzione, quindi compreso e accettato pienamente. E allora, ascoltiamo senza dare giudizi e cercando di capire i sentimenti e il senso di ciò che i nostri bambini vogliono dirci! Solo in questo modo loro impareranno l’importanza dell’ascoltare se stessi e gli altri.

    Buona educazione!

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  • Educazione e manipolazione

    Date: 2010.11.11 | Category: Progetto educativo | Response: 0

    Il linguaggio è uno strumento fondamentale di vita e di crescita, ma può diventare anche un’arma di potere. Chi vuole conquistare o conservare il predominio sugli altri lo fa attraverso la comunicazione, assicurandosi sempre il potere delle parole con il possesso dei mezzi di comunicazione.

    La manipolazione è un’influenza indiretta e subdola che fa leva sulle tendenze inferiori dell’essere umano e sulle situazioni di insoddisfazione, tutto questo allo scopo di indurre comportamenti basati su decisioni prese con poca riflessione e con una forte carica emozionale. In particolare, la manipolazione semantica consiste nella sostituzione di parole e di espressioni fondate sulla realtà con altre che la fanno scomparire completamente dall’orizzonte semantico.

    In tal modo le parole-verità, cioè le parole immediatamente e naturalmente espressive di un significato consolidato e inequivocabile, vengono svuotate del loro significato, spesso vengono sostituite con parole di comodo e dal significato più vago e indefinito, meno sgradevole, o decisamente più gradito. Ad esempio il termine “principi” è stato gradualmente sostituito con quello di “valori”, così come il termine “ideali” con quello di “ambizioni”. Accade anche che le parole-verità siano semplicemente abrogate e sostituite con parole-menzogna, in modo che quel dato significato non possa più essere espresso e che, al suo posto, se ne esprima un altro, ovviamente funzionale alla cultura dominante; come nell’espressione “aborto legale”, considerato dimostrazione concreta dell’emancipazione della donna.

    Cancellando certe parole si eliminano i concetti che a esse corrispondono e che, in tal modo, vengono progressivamente dimenticati. Chi usa l’”Antilingua” (per approfondire vi consiglio di leggere “La società multicaotica” di Liverani) costringe se stesso, inavvertitamente, a formarsi una mentalità nuova, una cultura artificiale. Un poco alla volta perderà la sensibilità a determinate situazioni o a certi problemi etici, diventerà più accomodante e assimilerà forme di tolleranza cambiando profondamente il proprio modo di vivere. La manipolazione semantica influisce in modo incisivo sull’educazione dei figli. Mentre l’educazione ha come fine principale il miglioramento dell’essere umano, per raggiungere il quale si fonda sulla chiarezza delle idee, sullo sviluppo di capacità critiche e di ragionamento, sull’utilizzo dell’autorità come servizio all’educando, la manipolazione, fondamentalmente, è un processo di riduzionismo della persona basato sull’ambiguità, la cui finalità è il deterioramento dell’uomo.

    È chiaro che la diffusione della manipolazione semantica sta innescando una serie di problematiche, molto gravi, prima fra tutte il non riconoscimento dell’autorità educativa e della responsabilità personale. É dal relativismo teorico e pratico che scaturisce direttamente il permissivismo educativo, che sta portando i genitori al più totale disorientamento e al rifiuto di dare un giudizio di verità, sostituito dall’espressione <<secondo me>>, e quindi da un’opinione personale, che facilita in modo preoccupante l’introduzione di parole legate direttamente alla menzogna, tali da far passare principi inaccettabili, mascherati da espressioni apparentemente più moderne e meno spiacevoli.

    Nel processo educativo è necessario, dunque, tenere sempre presente il grave pericolo della trasmissione di forme di pensiero pre-elaborato e dell’attribuzione di etichette a carattere ideologico, da contrastare attraverso la definizione, il più accurata possibile, dei termini e delle espressioni che vengono usate, in modo da non incorrere in ambiguità e allo scopo di affinare la capacità critica dei figli, l’unica abilità che potrà permettere loro di distinguere i principi di fondo in ogni situazione, oggetto o circostanza della vita.

    E allora…buona educazione!

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  • Autorità, libertà, educazione

    Date: 2010.11.10 | Category: Progetto educativo | Response: 0

    In un impegno educativo, in cui il fine ultimo è quello di promuovere il miglioramento dell’educando come persona unica ed irripetibile, il rapporto tra autorità e libertà è fondamentale.

    L’educazione, comunque possa venire interpretata nella sua natura specifica, si dovrebbe collegare necessariamente con quanto di più umano è nell’uomo, cioè con il significato globale della sua vita, la direzione del suo agire, il senso unitario che dà senso a tutti i fini particolari: in sostanza, con il significato morale del suo essere e del suo operare, con i valori e le scelte di fondo.

    Tuttavia, sostiene Acone (1998), il passaggio dalla società moderna alla postmoderna, ha portato al declino di tale concezione. Per cui si assiste ad una carenza di valori condivisi all’interno delle famiglie e della società in generale, che ha come conseguenza una difficoltà diffusa rispetto al processo educativo delle giovani generazioni.
    È solo attraverso l’educazione che la persona può costruire la propria identità, con l’acquisizione della capacità di tendere liberamente verso quei valori che deve imparare a conoscere e a scegliere come orientamenti significativi della sua vita. A tal proposito, Janusz Korczak (1929), pediatra e pedagogista polacco, propone una pedagogia che educhi alla libertà responsabile e sostiene che il bambino non è un oggetto nelle mani dei genitori ma è un dono e una vita autonoma, che ha bisogno di sostegno e di guida nella costruzione della propria identità.
    La costruzione dell’identità coincide con l’intero percorso educativo e si fonda sulla domanda: Io chi voglio essere? È la persona che sceglie sempre se stessa, proprio per questo è necessario che, in una società come la nostra, vi siano interventi educativi orientati a far capire all’educando il valore che ogni essere umano è, solo in questo modo potrà diventare consapevole del senso delle sue scelte e potrà capire le conseguenze di tali scelte.

    Chi educa non può soltanto imporre dei principi o comportamenti, ma deve innanzitutto promuovere la capacità critica nell’educando, il quale deve capire le conseguenze delle proprie scelte, deve comprendere che è lui stesso il protagonista della sua vita e che sta scegliendo in piena libertà cosa vuole essere.
    In tal senso, il miglior servizio che i genitori possono rendere ai loro figli è quello di influire positivamente sul buon uso della loro libertà: essere autorevoli, dunque esercitare l’autorità, è un servizio prezioso che ha le sue radici nell’amore e non nel desiderio di dominare l’altro.
    L’autorità, infatti, non va confusa con l’autoritarismo, ovvero il comandare per il gusto di farlo, essa, al contrario, rende possibile lo sviluppo di abiti di obbedienza libera, di rispetto, di ordine e di disciplina.

    Educare alla libertà significa educare alla verità che ogni persona è, e ciò richiede lo sviluppo dell’autonomia e della responsabilità personale che sono le caratteristiche essenziali della maturità umana.
    Obbedire come essere libero significa accettare liberamente ciò che altri hanno deciso per noi, ed è proprio partendo dall’educazione in famiglia che i figli imparano ad obbedire in maniera responsabile e cosciente. I genitori, perciò, non possono rinunciare alla loro funzione educativa delegandola ad altri; essi hanno il dovere di richiedere ai figli obbedienza, ma non un’obbedienza cieca e meccanica, ma intelligente e cosciente: i figli hanno il diritto di sapere perché devono obbedire in modo da riuscire a farlo, con il tempo, in autonomia e responsabilità.

    Buona educazione!

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  • L’esempio dei genitori

    Date: 2010.11.09 | Category: Progetto educativo | Response: 0

    Quali sono i mezzi attraverso i quali i genitori possono attuare il loro progetto educativo?

    Il mezzo sicuramente più importante è l’esempio personale. Il valore dell’esempio dei genitori non si fonda solo nell’imitazione di un comportamento, ma soprattutto nello stimolo a lottare per migliorarsi.

    Alcuni genitori pensano che i figli non debbano conoscere i loro sbagli. E’ chiaro che l’esempio di un genitore con particolari difetti e che non tenta nemmeno di superarli può essere negativo; ma i figli che vedono nei genitori la capacità e il desiderio di migliorarsi, possono rafforzare la loro volontà di lottare per essere migliori.

    Il solo esempio però non è sufficiente. I figli, infatti, non devono imitare ciecamente, ma devono interiorizzare i valori attraverso un impegno personale. Inoltre, l’esempio da solo, non accompagnato da un orientamento, può far pensare al bambino che il padre o la madre non abbiano nulla in comune con la sua realtà di bambino.

    I genitori devono capire che non tutto quello che fanno o che dicono è automaticamente educativo. E’ educativo tutto ciò che promuove lo sviluppo dei figli e il miglioramento della loro capacità di scegliere e di essere autonomi e che viene vissuto dai genitori, i quali per primi devono quindi seguire la strada della loro crescita personale.

    Buona educazione!

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  • Che vuol dire “educazione”?

    Date: 2010.11.09 | Category: Progetto educativo | Response: 0

    Il termine educazione deriva dal latino “educare”, che significa creare, alimentare, nutrire, e dal latino “edùcere”, che si riferisce all’azione del tirar fuori, estrarre.

    L’educazione nel senso di “educare” viene intesa come nutrizione, istruzione, informazione, cioè come un’azione proveniente dall’esterno.

    L’educazione intesa come “edùcere” propone una visione di tipo socratico, fondata sullo sviluppo delle potenzialità presenti nell’individuo.

    La vera educazione è la sintesi di queste due concezioni e, ponendo la persona nel ruolo di protagonista dell’intero processo, ha lo scopo di supportarlo nella maturazione e nella costruzione della sua personalità. Vorrei sottolineare un aspetto importante dell’educazione: essa deve essere un processo INTENZIONALE, cioè caratterizzato da un preciso metodo da seguire.

    Il progetto educativo in ambito familiare non può essere improvvisato, ma deve essere intenzionalmente mirato al raggiungimento di precisi valori oggettivi, scelti autonomamente e ritenuti necessari per il proprio progetto di vita. Tali valori per essere raggiunti richiederanno la definizione di obiettivi concreti.

    Il primo passo per arrivare a proporsi degli obiettivi educativi consiste nel liberarsi dai problemi personali, ponendosi una fondamentale domanda: “Ciò che esigo da mio figlio costituisce un positivo elemento di crescita, oppure lo pretendo perchè mi dà molto fastidio il contrario?” Ogni genitore deve riuscire a distinguere tra il ricatto morale del “fallo per me”, oppure del “non mi devi far stare in ansia”, da quando invece l’obiettivo educativo è utile o indispensabile per l’educazione del figlio.

    Quindi:

    – Accordo fra i genitori sul metodo educativo

    – Intenzionalità del progetto educativo

    – Obiettivi utili e positivi per il figlio.

    Buona educazione!

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  • Principi di fondo

    Date: 2010.11.08 | Category: Progetto educativo | Response: 0

    Per rispondere alla domanda: Esiste un metodo educativo infallibile? Io penso proprio di no!

    Però credo che esistano alcuni principi di fondo di cui non si può non tener conto. Mi è capitato di vedere scene quanto meno comiche…

    Un bambino chiede alla mamma di comprargli un lecca lecca al supermercato; la madre dice: No!? Tra poco andiamo a cenare, quindi non è ora del lecca lecca!? Il bambino, allora, comincia a piangere disperatamente, come se qualcuno lo stesse picchiando violentemente. A questo punto entra in scena il padre…il quale sgrida il figlio dicendogli di smetterla di urlare, ma dopo 2 minuti al massimo prende il lecca lecca e glielo compra!?

    Questa è la cosa peggiore che un padre può fare per suo figlio; e lo è per due motivi:

    1) In questo modo il bambino ha imparato che un “NO” può facilmente diventare un “SI”, basta solo piangere e pestare un pò i piedi!!

    2) Il bambino, inoltre, continuerà ad essere confuso: cos’è giusto e cosa sbagliato? La mamma ha detto che il lecca lecca non si mangia prima di cena, invece papà ha detto che si può mangiare…

    Ecco allora uno dei principi di fondo che risultano essere fondamentali nel processo educativo: I GENITORI DEVONO ESSERE IN COMPLETO ACCORDO SU COME EDUCARE IL PROPRIO FIGLIO. E se in qualche situazione dovesse capitare che si trovino in disaccordo, MAI dovranno discutere davanti al figlio facendo vedere tale disappunto. Il bambino assistendo alle litigate dei genitori sulla sua educazione si confonderebbe enormemente.

    E per oggi mi fermo qui.

    Buona educazione!

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