• Disturbi del Comportamento Alimentare

    Date: 2012.07.19 | Category: Disturbi Psicologici | Tags:

    Con il termine Disturbo del Comportamento Alimentare (DCA) si fa riferimento ad un disturbo o disagio caratterizzato da un alterato rapporto con il cibo e con il proprio corpo. Nei disturbi alimentari l’alimentazione può assumere caratteristiche assai disordinate, caotiche, ossessive e ritualistiche tali da compromettere la possibilità di consumare un pasto in modo “abbastanza normale” e da mantenere normali attitudini verso il cibo e il momento del pasto.

    Anoressia
    Di solito si comincia con una dieta dimagrante: tutto ciò che si desidera, apparentemente, è migliorare e controllare la propria immagine. La persona anoressica non si sente mai abbastanza magra.
    Tra i sintomi, la fame viene negata, si cade nel calcolo ossessivo delle calorie e nel controllo spasmodico del peso. Ci si illude che cambiando il proprio corpo sia possibile cambiare anche la propria vita. Questo tipo di disturbo si manifesta in modo molto evidente: il corpo, scarno e denutrito, diviene una tela su cui dipingere l’immagine di un dolore interiore, un disagio che le parole non possono esprimere.
    L’anoressia può portare danni molto gravi alla salute come insufficienza renale, alterazioni cardiovascolari, perdita dei capelli e dei denti. Spesso si verifica il blocco del ciclo mestruale che, se permane a lungo, può causare l’osteoporosi.
    Spesso anoressia e bulimia si alternano ciclicamente: la persona anoressica, che non riesce più a controllare la fame, cede all’istinto e si punisce con il vomito autoindotto.

    Bulimia
    Nella bulimia si instaura una dipendenza dal cibo, come quella dalla droga o dall’alcol. La vita si svolge mangiando e vomitando incessantemente. Il senso di colpa è devastante e lascia la persona in un circolo vizioso senza fine.
    Oltre alle abbuffate e al vomito, alcuni dei sintomi attraverso i quali si declina la bulimia sono condotte compensatorie come l’eccessivo esercizio fisico e l’abuso di lassativi e diuretici.
    La bulimia, nonostante spesso rappresenti l’altro lato della medaglia delle persone anoressiche che non riescono più a controllare la fame, lascia sul corpo segni meno evidenti: per questo è più difficile da riconoscere rispetto all’anoressia.

    Binge Eating Disorder
    Il Binge Eating Disorder (Disturbo da Alimentazione Incontrollata), è caratterizzato da due componenti: il desiderio di dimagrire e da contemporanei, ricorrenti episodi di perdita di controllo sul cibo, dovuti a nervosismo, emotività, noia, malinconia; queste sono le cosiddette Abbuffate conpulsive.
    Perché si possa parlare di Binge Eating Disorder occorre che coesistano un certo numero di comportamenti:

    • le abbuffate devono avvenire almeno due volte alla settimana;
    • devono verificarsi per un periodo di almeno sei mesi;
    • in genere sono indipendenti dallo stimolo della fame;
    • quasi sempre avvengono in solitudine;
    • il soggetto non trova gratificazione, ma prova un senso di colpa;
    • non esistono meccanismi di compensazione (come nella bulimia: vomito, lassativi, esagerato esercizio fisico).

     

    Vomiting
    Mentre il vomito autoindotto nella bulimia di tipo classico costituisce un rimedio riparatorio all’abuso di cibo, la vomitatrice vomita perché ha imparato ad associare piacere a questo comportamento. Si tratta, pertanto, di una vera e propria perversione, ossia di un comportamento anomalo – di per sé sgradevole – che diventa piacevole.
    L’essere basato sul piacere rende questo disturbo di non facile eliminazione, come per qualunque altro disturbo basato su una dipendenza.
    All’inizio, per queste pazienti il vomito è una soluzione per non ingrassare. Continuando nella pratica, però, la sequenza del mangiare/vomitare si trasforma poco a poco in un rituale sempre più piacevole, fino a diventare nell’arco di qualche mese il massimo dei piaceri, a cui non si riesce più a rinunciare.

    Come affrontarli?
    Il percorso di trattamento dei Disturbi del Comportamento Alimentare si occupa dei processi di mantenimento della problematica, concentrandosi sull’eccessiva e distorta valutazione della forma del proprio corpo, del peso e del loro controllo ossessivo.

    Poichè i Disturbi del Comportamento Alimentare sono essenzialmente “disturbi cognitivi“, il fine che ci prefiggiamo di raggiungere è quello di produrre cambiamenti cognitivi, cioè aiutare il paziente a passare da modi disfunzionali di pensare a modalità funzionali, allo scopo di modificare il proprio comportamento alimentare.

    Concentrarsi sui meccanismi principali che sembrano mantenere il problema permetterà di capire il motivo per cui tale problema è auto-perpetuante e resistente al cambiamento. Inoltre, affrontare con successo i processi di mantenimento del problema alimentare offre molti benefici secondari: ad esempio, in genere aumenta l’autostima e la fiducia in se stessi e migliora il funzionamento interpersonale.

    In collaborazione con il Dott. Di Bella (Nutrizionista), proponiamo un lavoro di riabilitazione e rieducazione alimentare che permetta all’individuo di diventare autonomo di fronte al cibo.
    Il trattamento prevede (a seconda delle necessità del paziente):

    • Inquadramento diagnostico
    • Riabilitazione nutrizionale
    • Incontri psicologici e psicoeducazionali individuali
    • Incontri di sostegno psicologico alla famiglia