• Disturbo dell’Attenzione ed Iperattività

    Date: 2011.11.17 | Category: Disturbi Psicologici | Tags:

    La caratteristica più evidente del bambino iperattivo è la sua incapacità costante a restare fermo e tranquillo, anche per brevi periodi di tempo. Non si tratta di un bambino vivace, ma permanentemente eccitato, in continuo movimento, dotato d’infinita energia.
    Il suo interesse per le cose è continuamente orientato e spostato, da un oggetto all’altro, senza che nessun’attività riesca a coinvolgerlo a lungo o completamente. Una frenetica agitazione che ha un solo fine: il suo incessante movimento.
    Il continuo muoversi è un bisogno vitale che non si esaurisce neppure durante il sonno, ed è caratterizzato da movimenti segmentari (agitare le braccia o le gambe) o di tutto il corpo (rotolarsi, sollevarsi).
    L’irrequietezza e l’inquietudine contagiano chiunque sia loro vicino di un senso d’ansia che in un maldestro tentativo di rimozione induce a sollecitare il bambino a stare fermo, raggiungendo l’unico obbiettivo di incrementarne l’agitazione.

    A scuola l’aumento delle costrizioni amplifica l’evidenza del problema, mettendo in evidenza, nel confronto con gli altri, una condizione di diversità sanzionata dai rimproveri e dalle esortazioni a stare attento, ad imparare, a non disturbare i compagni.
    Sollecitazioni razionali che vorrebbero eludere il problema. Non solo il corpo è in perenne agitazione, ma anche la mente impegnata a catturare idee su idee, senza perderne nessuna ma senza fermarsi su alcuna.
    Al contrario della vivacità, caratterizzata dalla gioiosa eccitazione dei bambini, negli iperattivi non c’è solarità, piacere, felicità ma solo un’angosciosa e penosa tensione.

    In tutte le occasioni in cui compare un vissuto frustrante, il bambino iperattivo cerca di fuggire da ogni possibile processo elaborativo della mente con i compensatori movimenti corporei e con l’eccitazione mentale.
    Evita di pensare, di concentrarsi, di riflettere costruendo un’estrema barriera per arginare l’ansia che non può condividere con nessuno. Sebbene non vi sia un deficit dell’intelligenza, il bambino iperattivo, fortemente caratterizzato da
    egocentrismo e senso di onnipotenza, ritiene, dopo una superficiale valutazione, di aver compreso tutto ciò che colpisce il suo frammentario interesse: parole, frasi, immagini, situazioni.
    Tale convinzione di aver capito tutto gli fa rivolgere l’attenzione verso altro, senza mai indugiarsi in quelle riflessioni che consentono di sviluppare le proprie capacità d’apprendimento. La sottovalutazione del disturbo, ma soprattutto la superficialità nel considerare le conseguenze, produce un serio deficit dell’apprendimento con tutti gli immaginabili esiti che travalicano il cognitivo
    e che vanno ad interferire con lo sviluppo delle abilità sociali e relazionali.

    Hanno molti amici, ma non riescono mai a rendere profondo alcun rapporto in quanto non sanno spostare l’interesse lontano da se stessi e dal loro bisogno di muoversi.
    Da un punto di vista terapeutico gli psichiatri hanno affrontato, ed ottenuto discreti risultati con l’uso di psicofarmaci a base d’anfetamine (non autorizzati in Italia) che, sebbene abbiano un effetto eccitante, nei bambini iperattivi hanno prodotto un effetto ansiolitico, con controllo dell’ipereccitabilità e con miglioramento evidente delle abilità scolastiche.
    Protetto dallo schermo chimico del farmaco il bambino sta buono, non disturba, va bene a scuola e si concentra.

    Ma qual è il prezzo di così evidenti e brillanti risultati?
    Non dobbiamo dimenticare che le anfetamine rientrano tra i farmaci ad effetto dopante. Il nostro bambino dal ritrovato equilibrio comincia a perdere peso e desiderio di mangiare, cresce più lentamente, non riesce a dormire, può presentare tremore, convulsioni, disturbi extrapiramidali, disturbi cardiaci, disturbi psichici, per citare alcuni dei disturbi collaterali scatenati dal farmaco.
    Gli effetti a lungo termine delle anfetamine in un cervello in formazione sono lontani dall’essere conosciuti.

    Il controllo solo degli aspetti più appariscenti di un disturbo ad etiologia ambientale e psicologica, sembra essere molto costoso rispetto ai benefici prodotti.
    E’ indubbiamente più faticoso, più incerto e più lungo il recupero della funzione protettiva della famiglia, che dovrà mobilitarsi per mettere in atto le strategie ed
    eventualmente i consigli dello specialista per arginare ed eliminare tutti i comportamenti disfunzionali.
    Occorre iniziare tale percorso dall’inibizione di quella spirale di nervosismo e tensione che circonda il bambino, interpretando correttamente le sue richieste d’aiuto che, al contrario di quanto possa sembrare, richiede vicinanza ed
    attenzione. Occorrerà che il bambino percepisca con chiarezza che al suo stato di agitazione si contrappone un modello di calma e di tranquillità, che cercherà di imitare e che forse indurrà nei genitori una qualche riflessione sugli inutili frenetici ritmi che l’adulto s’impone.