• DSA: la dislessia

    Date: 2011.10.14 | Category: Disturbi Specifici dell'Apprendimento | Tags:

    La dislessia, spesso oggetto di opinioni sbaglite, è un disturbo con caratteristiche ben precise e che nulla ha a che vedere con l’intelligenza.

    Intelligenti come e più delle altre persone, i dislessici si differenziano dagli altri per il fatto che fanno molta fatica a leggere. Hanno infatti un disturbo, la dislessia, che li rende lenti e scorretti nella decodifica delle lettere: le scambiano,le invertono, ne inseriscono di nuove.
    La dislessia può essere evolutiva o acquisita. Quest’ultima compare in seguito a un trauma cranico che ha provocato danni alle varie strutture cerebrali preposte alla lettura e alla scrittura, può quindi colpire chiunque e a qualsiasi età.
    La dislessia evolutiva, invece, si manifesta quando il bambino incomincia ad imparare a leggere e a scrivere, ma è un disturbo congenito di natura costituzionale. Il che significa che dislessici si nasce: il deficit appartiene di fatto al patrimonio genetico.

    Molti genitori mi hanno chiesto: La dislessia è una malattia?

    La sindrome dislessica non va considerata come una malattia, ma come una caratteristica della persona, seppur limitante. Il fatto che non sia una malattia significa che non può essere curata.
    Ma è possibile insegnare alcune strategie che permettono di superare almeno in parte le difficoltà che incontra il dislessico.
    Nella popolazione italiana, i dislessici rappresentano circa il 2–3%, il che significa, su 60 milioni, un milione e mezzo di persone. In età scolare, i dislessici sono invece il 5-6%: una parte, quindi, se correttamente aiutata, si compensa.

    La lettura del dislessico, infatti, ha due caratteristiche fondamentali, è lenta e scorretta.
    Quando da adulti si legge una parola insolita, come ad esempio “cavedio”, si attua il meccanismo della scomposizione delle lettere, per cui si leggerà “c-a-v-ed-i-o” (processazione seriale), il che, anche se avviene in millesimi di secondo, richiede una certa quantità di tempo.
    Se invece si vedono scritte le parole “tavolo, sedia, sapone” eccetera, già viste milioni di volte da quando si è cominciato a leggere, non è necessario scomporle in lettera; sono già pronte e riconoscibili in un colpo solo: il vederle e il leggerle è immediato. Più si cresce, infatti, più si legge velocemente: la processazione seriale è sempre meno necessaria. Alcuni dislessici fanno tantissima fatica ad acquisire questo magazzino di parole pronte: ecco il motivo della
    lentezza.
    Altri invece fanno fatica proprio ad attuare correttamente la processazione lettera per lettera: il risultato sarà allora una lettura scorretta.
    Si tratta di due difficoltà diverse che di solito, però, sono unite e intrecciate tra loro.

    Provate a leggere qui:

    C’evra unna volxta, in on paxese lontanno, on genxiluommo vedoxo ce vivveve in unna bele caxsa con le sue unice fighlia. Eghli doneve ala sue adoraxa pambina qualxiasi cose elle dexideraxe: dei vextiti, un cucxiolo, un cavaxlo… Tuktavia capive ce la pixcole aveve bisoghno delxe cure di une medre…

    Leggere questo testo non è stato facile. Un soggetto abituato a leggere bene, si accorge di:

    – Leggere LENTAMENTE

    – Commettere ERRORI di lettura (in questo caso spesso ci si auto corregge), però se si legge più velocemente questi errori aumentano.

    In entrambi i casi lo sforzo impiegato nella lettura impedisce, o quantomeno limita, la COMPRENSIONE.

    Se fosse stato un brano più lungo e complicato come quelli scolastici, tutti noi avremmo avuto delle difficoltà riguardanti: la VELOCITA’, la CORRETTEZZA, la COMPRENSIONE.

    E se leggessimo questo testo ad alta voce di fronte a tanti altri che lo leggono bene? ….come un bambino davanti ai suoi compagni…

    Avremmo provato vergogna? Rabbia? Voglia di non leggere più?

    Questi sentimenti riguardano aspetti EMOTIVO-MOTIVAZIONALI che sono strettamente legato all’apprendimento e alla motivazione allo studio.

    Dunque la dislessia è un disturbo che causa:

    LENTEZZA ed ERRORI nella lettura (e spesso anche nella scrittura)

    – Problemi nella COMPRENSIONE

    – Problemi EMOTIVI (scarsa autostima, rabbia, delusione…) e MOTIVAZIONALI

    Per evitare tutto questo è necessario intervenire con stimolazioni dei processi cognitivi legati all’apprendimento, insegnando strategie per migliorare il metodo di studio e supportando il bambino negli aspetti emotivi e motivazionali.